Scritto

...L’arte non è che questo: “ognuno di noi ha la sua grotta da riempire”...

 

…accade sempre qualcosa che scuote l'albero...i frutti se ci sono cadranno. Daranno nuovi alberi e poi nuovi frutti...

 

...L'estasi è un passo piccolo verso l'alto e un passo veloce dentro l'abisso: la realtà. Più semplice quando si lavora con semplicità perchè se le "cose" vanno bene si ha la sensazione di un potere, piccolo ma reale, ci si muove con disinvoltura da un punto ad un altro del quadro, bagnando con il medium giusto e scivolando, ritornando e girando forma e luce; da dentro la pittura è sporca, ci si arriva sudando alla superficie più pura

 

...Non so ancora se la dimensione di un quadro sia importantissima, credo ancora che pochi centimetri di buona pittura siano belli quanto metri di pittura...

 

...Ho dipinto anche oggi, ho lasciato nello studio, nel lento spegnersi della luce del giorno, una piccola tavoletta appoggiata al cavalletto, un ritrattino della mia Nora, i capelli raccolti da un grande nastro bianco. Il profumo d’olio e resina, misto e lavato dall’odore più acre della trementina scendono giu lungo le scale ripide, li percepisco appena. Mi dico che la pittura è una cosa meravigliosa, vivo limpidamente questa verità incontrando le grandi opere che i grandi pittori ci hanno lasciato. Sia possibile ritrovare il sentiero abbandonato, ripulirlo dalle spine e dai rovi che lo hanno ricoperto, togliere di mezzo le ingombranti assurdità d’un secolo pazzo, che ha sepolto popoli interi, sbranato per assurdi pensieri politici la delicata intelligenza di cui son fatte le vere opere d’arte? Poggiando un piede dopo l’altro, da un gradino all’altro mi tormentavo con questa domanda. Giunto alla fine delle ripide scale voglio rispondere: domani ancora dipingerò...

 

...i chiodi al muro non sanno cosa dovranno reggere, per loro la forza di gravità sarà la stessa, ma il “peso” della pittura è un altro...

 

 

Vajont è un suono, un'onda di parole, d'immagini e fotografie, voci, racconti, piccole umane lacrime e ruggine tra ferri e mattoni. Cose e case nuove, strade ordinate ma più vuote, come sono vuote tutte le sentenze di allora. Esiste un silenzio dopo la morte, dopo ogni devastazione; sospeso come un'oscura nube senza vento, rimane per sempre. In questo vuoto silenzioso il pittore crea e colma d'un senso lo spazio. Anche la pala del grande Piazzetta, pittore di Venezia, dev'essere nata così allora e silente rimasta, nell'alveo buono della Chiesa Madre di Longarone. Poi squassata dalla maledizione, dal male umano, che va condannato. Era tanto bella la Pala del Piazzetta e ben dipinta, da mani buone che con altre duemila vite scomparvero in una notte. Posso sentirne il cedere lacero della tela, dentro l'acqua cattiva, la frusta del legno spezzare il telaio e separarne i chiodi, i marmi della cornice, svanire le materie tutte, l'essenza. Vuoto dopo la distruzione. 

Mi sono accomodato nella pace del mio studio, con tra le mani l'immagine stampata in bianco e nero di questa pala, il libro reca la data 1954, stampato dunque prima del disastro. In questo attrito di date, del prima e del dopo, di suoni e voci, di macerie, ho voluto con gesto umile di pittore allungare la mano, simbolicamente, per cercar di toccare e trarre dal buio incolore, quest'opera uccisa. Ne ho immaginato i colori, con la fantasia che ogni sopravvissuto deve avere per riprendersi la vita. Come una vendetta buona mi sono detto, ma senza gridare. L'ho realizzata in silenzio, pensando a duemila anime e un capolavoro. Mi dicevano e mi ripeto oggi: ...il male non deve mai vincere...

 

 

 

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