Biografico

Paolo Smali nasce a Belluno, nel 1969. Inizia giovanissimo a dipingere. Nel 1983 la sua prima esposizione pubblica con un'opera dedicata alla “natura in posa” e contemporaneamente pratica lo studio del paesaggio dal vero. Nel 1988 si iscrive al corso di pittura all'Accademia di belle arti in Venezia, dove inizierà ad incidere nel 1990. Nel 1989 l'incontro e la frequentazione del suo Maestro Luigi Tito (1907-1991) gli permetterà di approfondire la conoscenza del disegno e della pittura. Studia l'arte che ama nei musei veneziani. Copista al museo del Louvre e alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Vince nel 1993 una borsa di studio della Fondazione Bevilacqua la Masa che gli concederà per alcuni anni, uno studio in Palazzo Carminati e l'organizzazione di esposizioni annuali nella prestigiosa sede in Piazza San Marco della stessa città lagunare. Le prime collaborazioni con gallerie private e l'incontro con numerosi collezionisti, realizzando numerose esposizioni personali e collettive in Italia, Francia, Inghilterra, Austria, Stati Uniti d'America, Polonia, Australia, Svizzera. Monotipista, incisore e disegnatore. Paesaggista e Ritrattista, amante della Figura umana e della Natura in posa, si confronta con il soggetto Sacro. Una parte della sua ricerca è dedicata ad opere di fantasia dette Visioni. Con la compagna e artista Nora Ferruzzi condivide viaggi e progetti artistici, di scrittura e pittura. Vive e lavora a Venezia, nell'Isola della Giudecca.

 

Scritto

Vajont è un suono, un'onda di parole, d'immagini e fotografie, voci, racconti, piccole umane lacrime e ruggine tra ferri e mattoni. Cose e case nuove, strade ordinate ma più vuote, come sono vuote tutte le sentenze di allora. Esiste un silenzio dopo la morte, dopo ogni devastazione; sospeso come un'oscura nube senza vento, rimane per sempre. In questo vuoto silenzioso il pittore crea e colma d'un senso lo spazio. Anche la pala del grande Piazzetta, pittore di Venezia, dev'essere nata così allora e silente rimasta, nell'alveo buono della Chiesa Madre di Longarone. Poi squassata dalla maledizione, dal male umano, che va condannato. Era tanto bella la Pala del Piazzetta e ben dipinta, da mani buone che con altre duemila vite scomparvero in una notte. Posso sentirne il cedere lacero della tela, dentro l'acqua cattiva, la frusta del legno spezzare il telaio e separarne i chiodi, i marmi della cornice, svanire le materie tutte, l'essenza. Vuoto dopo la distruzione. 

Mi sono accomodato nella pace del mio studio, con tra le mani l'immagine stampata in bianco e nero di questa pala, il libro reca la data 1954, stampato dunque prima del disastro. In questo attrito di date, del prima e del dopo, di suoni e voci, di macerie, ho voluto con gesto umile di pittore allungare la mano, simbolicamente, per cercar di toccare e trarre dal buio incolore, quest'opera uccisa. Ne ho immaginato i colori, con la fantasia che ogni sopravvissuto deve avere per riprendersi la vita. Come una vendetta buona mi sono detto, ma senza gridare. L'ho realizzata in silenzio, pensando a duemila anime e un capolavoro. Mi dicevano e mi ripeto oggi: ...il male non deve mai vincere...

PICASSO

...Dal momento che l'arte non è più l'alimento che nutre i migliori, l'artista può esercitare il suo talento in tutti i tentativi di nuove formule, in tutti i capricci della fantasia, in tutti gli espedienti del ciarlatanismo intellettuale. Nell'arte il popolo non cerca più consolazione ed esaltazione. Ma i raffinati, i ricchi, gli sfaccendati, i distillatori di quintessenza cercano il nuovo, lo strano, l'originale, lo stravagante, lo scandaloso. E io stesso, dopo il cubismo e anche da prima, ho accontentato questi maestri e questi critici con tutte le bizzarrie cangianti che mi sono passate per la testa, e meno mi capivano più mi ammiravano. A forza di divertirmi con questi giochi, con tutti questi rompicapi, rebus e arabeschi, sono diventato celebre e rapidamente. La celebrità, per un pittore, significa vendite, guadagni, fortuna, ricchezza.

 

Oggi, come sapete, sono celebre e sono ricco. Ma quando sono solo con me stesso, non ho il coraggio di considerarmi come un artista nel senso grande e antico della parola. Sono stati grandi Giotto, il Tiziano, Rembrandt, Goya. Io sono soltanto un tipo che diverte il pubblico, che ha capito il proprio tempo e ha sfruttato il più possibile l'imbecillità, la vanità, la cupidigia dei contemporanei.La mia è una confessione amara, più dolorosa di quanto può sembrare, ma ha il merito di essere sincera...”.

Da Giovanni Papini “Il libro nero” 1951.

-...A lui non piaceva che la gente entrasse nel suo studio soltanto lasciava i bambini i suoi figli io o noi quando eravamo lì, allora ci metteva ad un tavolo e ci dava dei fogli bianchi di carta e ci dava delle matite e poi tentava di scambiarci i suoi disegni per i nostri. Mi ricordo che un giorno Lucia, mia sorella, gli dice -No no! a me non mi piacciono i tuoi disegni mi piacciono molto di più quelli che fa mio fratello, perché tu Pablo hai un problema ed è che non sai dipingere!...Naturalmente si mise a ridere, perché detto da una bambina così. E' che forse, in quel momento, gli è scattata una molla, forse è vero che non so dipingere...-

Miguel Bosè da “Gli occhi del mito” di M. Cesareo, 1981.

...Il male verrà sempre piegato e ricondotto verso il bene...Padre Hamel è in piedi, ignora l'agitazione dei due carnefici: uno prega armato, l'altro lo afferra e agita il coltello. I pochi spettatori chiudono o si coprono gli occhi, sono vicini ad una porta aperta con un cielo che si intravede (speranza). L'Angelo di spalle non scende dal cielo ma sale dalla terra, dagli uomini, quell'umanità che Padre Hamel amava. Una foglia di Palma è offerta, la cui punta converge al centro ideale di una Croce luminosa ricamata sulla veste di Padre Hamel (centro geometrico anche del quadro). Una candela sul punto di spegnersi avvolge con il fumo la luce divina che illumina il volto di Padre Hamel e mette nell'oscurità le sembianze del male. Un calice, con il corpo di Cristo, riproduce il senso della crocefissione rovesciandosi verso la terra. Una mano stringe e non abbandona il Vangelo...

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